L'esecuzione dei restauri diretti in composito

Dott. Adamo Monari
ott. 5, 2009, 6 p.m.
La riproduzione delle caratteristiche estetiche di un singolo elemento, in particolar modo nel restauro del dente anteriore, resta un’operazione con un grado intrinseco di difficoltà relativamente alto, sia con le tecniche dirette, sia con quelle indirette.
Fondamentalmente per l’insieme di minuti particolari che è necessario riprodurre per il raggiungimento dell’obiettivo, e per l’indisponibilità di un materiale che si comporti nei confronti della luce, esattamente come gli elementi costituenti il dente naturale.

Il primo scopo della conservativa è però quello di prevenire la perdita dei tessuti duri del dente e di limitare al massimo ulteriori asportazioni durante la fase di ricostruzione.
Nonostante siamo consapevoli che la longevità dei nostri restauri sia strettamente legata alla quantità di tessuto dentale sano residuo, forti aspettative estetiche possono portare a scelte aggressive, se non opportunamente controbilanciate da un analisi critica.

La possibilità di rivalutare i risultati ottenuti grazie all’impiego di tecniche reversibili e poco invasive, i miglioramenti delle caratteristiche fisico chimiche delle resine composite e la progressiva estensione delle loro indicazioni, unitamente ai rapporti tra longevità e possibilità di mantenimento del risultato estetico o di reintervento stanno individuando una nuova demarcazione del confine tra protesi e conservativa, alla luce della massima conservazione di tessuto sano possibile e di un estetica sostenibile e prevedibile.

Scopo del corso è di sintetizzare le nozioni necessarie per permettere un approccio corretto a quest’affascinante disciplina.
Oltre ad una disamina delle informazioni scientifiche più attuali, si cercherà di razionalizzare le tappe operative, che portano all’ottenimento di un valido risultato clinico ed estetico.

 

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